Che dire, i viaggi africani sono sempre una grande
esperienza ogni chilometro percorso ci arricchisce
donandoci paesaggi e sensazioni che difficilmente si
possono trovare altrove.
Questo viaggio e stato sicuramente diverso perché ci ha
permesso di poter interagire con il mondo circostante e
non di fare solo la parte degli spettatori.
La scuola per bambini sordo muti di Douz è stata la
nostra prima meta: Il responsabile fondatore della
struttura parlava solamente arabo; solo grazie al
preside e ad alcuni suoi collaboratori siamo riusciti
nel nostro intento. La comunità composta da bambini
sull’età che variava dai 5 ai 11 anni circa, è salita al
settimo cielo quando si è vista recapitare una valanga
di materiale didattico. Noi invece tutti con un “nodo in
gola” abbiamo dovuto deglutire alcune volte prima di
riuscire a formulare una semplice frase, ma soprattutto
a capire che a soli 2500 km da casa nostra c’è tanta
gente che ha bisogno di un serio aiuto.
Ci siamo messi in cerchio e alcuni secondi dopo il
fondatore, vestito con tipici abiti locali, ha
intrapreso il racconto narrante la storia della
fondazione della struttura, tutto in lingua araba; alle
sue spalle alcuni docenti della scuola, al suo fianco il
preside che traduceva in francese quello che diceva il
fondatore. Una marea di foto hanno documentato la nostra
voglia di aiutare i giovani studenti nella struttura.
Douz, cittadina meravigliosa, li c’è gente che potrebbe
insegnarci molte regole che oramai noi europei ci siamo
dimenticati: la lealtà e la sincerità, la calma e virtù
del vivere con l’indispensabile e non con il superfluo.
Il giorno dopo ci siamo recati al caffè “le Port Du
Desert” dove ad offrirci una confortevole ospitalità, vi
era Ahmed Boualì.
Il nostro amico da vecchia data, dopo averci offerto un
caldo piatto di Cous Cous, ci ha accompagnati via dune
al caffè di Bir Soltane dove un amico già ci aspettava
perché da Douz era già partita la notizia del nostro
arrivo.
Dopo un caldo thè alla menta e un paio di caffè, ci
siamo riportati al caffè di Ahmed dove dopo aver
riposato nella nottata nella sua struttura, al mattino
di buon ora ci siamo messi in marcia per Borj el kadra.
Prima di raggiungere Borj El Kadra per un semplice
disguido tecnico inerente i permessi per accedere al
sud, ci siamo recati a Tataouine dove abbiamo perso un
giorno intero per lo svolgimento dell’iter burocratico.
Raggiunta un paio di giorni dopo la comunità di Borj El
Kadra, l’accoglienza è stata magnifica; il nostro gruppo
ormai conosciuto da alcuni dei capovillaggio è stato
accolto con festa e danze tipiche, ma soprattutto
originali, il tutto contornato da una bella tavolata
imbandita di cibarie varie. La distribuzione del
materiale di vestiario e stata affidata all’amico Douh
che con grande generosità ci ha donato 4 rose del
deserto da circa 35 kg l’una. Nella comunità di Borj El
Kadra vivono numerose famiglie con decine di bambini di
età compresa tra i 3 e 10 anni. Quest’ultimi abitano a
circa 400 km dalla prima cittadina raggiungibile con la
famosa pipeline o dalle catene di dune del Grande Erg
Orientale del deserto del Sahara. E’ proprio da li che
con i nostri fuoristrada abbiamo raggiunto El Borma e
subito dopo al pozzo di Bir Awin dove abbiamo incontrato
un gruppo di Tuareg che provenivano dall’Algeria e che
stava facendo abbeverare i loro cammelli. Appena spenti
i motori delle nostre auto, il più giovane dei Tuareg si
è avvicinato a noi con una brocca metallica e dopo aver
sussurrato delle parole in dialetto ci ha offerto del
latte di Dromedario appena munto. Abbiamo pensato che lo
scambio con un pacco di biscotti italiani, un imbuto in
plastica per travasare l’acqua, e diversi vestiti per i
loro bambini, fosse la cosa più indicata alla
circostanza. Un’esperienza unica! La risalita dell’Erg è
stata impegnativa e arrivati a Ksar Ghilane ci siamo
recati alla scuola. Una minuscola struttura collocata
nella vera Ksar Ghilane, e cioè quella vecchia e non
quella turistica, ospitava 7 bambini che al nostro
arrivo stavano disegnando. Il professore, molto
diffidente nei nostri confronti, ha stabilito un
contatto pacifico con la nostra organizzazione solamente
dopo aver capito che noi eravamo li a consegnare diverso
materiale scolastico, solamente perché credevamo in
quello che stavamo facendo. Salutata la piccola comunità
di Ksar Ghilane ci siamo diretti, via sabbia, a Douz
facendo obbligatoriamente una lunga sosta al caffè “le
port du desert” dal nostro amico Ahmed.
Resoconto del resoconto:
Abbiamo individuato numerose cittadine arroccate tra
Matmata e Tataouine, gente che vive dell’essenziale,
luoghi dove i bambini vanno a scuola senza penne ne
quaderni, ma ancor più grave senza scarpe.
Abbiamo contattato diverse scuole per bambini in età
elementare e media; abbiamo trovato comunità di gente
che vive di pastorizia, gente che lavora il grano con la
macina in pietra; famiglie con numerosi bambini che si
privavano del loro cibo per offrirci un pezzo del loro
pane, abbiamo trovato tanta ricchezza nella loro anima;
abbiamo conosciuto marginalmente cosa vuol dire vivere
la povertà, ma abbiamo conosciuto cosa vuol dire amare
il prossimo.